In rilievo

Proroga per i certificati di origine preferenziale previdimati fino al 30 aprile 2021

AGGIORNAMENTO: Con Circolare nr. 2/2021 del 15/01/2021 l’Agenzia delle Dogane e Monopoli (ADM) proroga ulteriormente al 30 aprile 2021 la procedura attualmente in vigore per il rilascio dei certificati di circolazione EUR1/EurMed/ATR che, in base a disposizioni precedenti, era prevista terminare il 31 gennaio.


PRECEDENTI PROROGHE

  • Circolare n. 42/2020 del 28 ottobre 2020 con proroga al 31 gennaio 2020
  • Circolare 21/2020 del 16 luglio 2020 con proroga al 31 ottobre 2020
  • Circolare n. 16/2020 del 17 giugno 2020 con proroga al 21 luglio 2020
  • Nota n. 88470 del 12 marzo 2020 con proroga al 21 giugno 2020

Fino al giorno 30 aprile 2021 sarà ancora possibile per gli operatori fare ricorso alla procedura di previdimazione dei certificati di circolazione. Tale concessione rappresenta un valido accorgimento per superare criticità operative e logistiche limitando gli spostamenti degli operatori del settore e per sopperire momentanee assenze, a vario titolo, del personale degli uffici coinvolti.

Con tale proroga sarà concesso più tempo agli operatori economici per ottenere lo status di esportatore autorizzato e per potere, di conseguenza, attestare l’origine preferenziale delle merci mediante dichiarazione su fattura. Questo consentirà, in attesa di fermare il rilascio dei certificati di origine preferenziale previdimati, di evitare lunghe e complesse procedure di ottenimento, riducendo di conseguenza i tempi di effettuazione delle operazioni doganali e le conseguenti criticità operative.

Ricordiamo che la dichiarazione di origine preferenziale può essere compilata:

  • liberamente da qualsiasi esportatore per ogni spedizione il cui valore totale non superi i 6.000 euro o 10.000 per i Paesi del gruppo PTOM con accordi di tipo bilaterale (Nuova Caledonia, Polinesia francese e Saint-Pierre e Miquelon)
  • solo da un esportatore autorizzato o esportatore registrato nel sistema REX per le spedizioni il cui valore supera i 6.000 euro (o superiore ai 10.000 nei Paesi PTOM elencati).

La società SATI CAD SRL resta a disposizione delle ditte interessate per fornire sia specifiche informazioni in materia di origine preferenziale sia per fornire un servizio integrato al fine di ottenere lo status di esportatore autorizzato  o esportatore registrato nel sistema REX.

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Accordo UE-UK: si adotta il sistema REX

Dal 1° gennaio 2021, per le merci che provengono dall’UE verso il Regno Unito e dal Regno Unito verso la UE, è possibile richiedere un’aliquota di dazio preferenziale. Questo significa che le merci di origine preferenziale saranno esenti da dazi doganali quando importate nei rispettivi paesi e immesse in libera pratica. 

Regole di origine

Per richiedere aliquote di dazio preferenziali, il prodotto deve essere originario dell’Unione Europea o del Regno Unito (in qualità di paese esportatore) come stabilito dalle “regole di origine” stipulate tra UE e Gran Bretagna.

La classificazione doganale della merce risulta essere di rilevante importanza per qualunque azienda che intenda effettuare operazioni con l’estero per definire il trattamento daziario e conoscere le regole da applicare per ottenere l’origine preferenziale. Per sapere con esattezza quali regole applicare al prodotto, e conoscere l’aliquota daziaria, dovrai quindi classificare correttamente le tue merci.

Se le tue merci non soddisfano i requisiti delle regole di origine (o se non puoi dimostrare che le merci li soddisfano) dovrai comunque pagare il dazio doganale.

Prova dell’origine

Per beneficiare di tariffe preferenziali durante l’importazione nel Regno Unito dall’Unione Europea (o l’importazione nella UE dal Regno Unito), l’importatore sarà tenuto a dichiarare di essere in possesso della prova che le merci rispettano le norme di origine.

Avrai diritto a richiedere l’aliquota di dazio preferenziale se hai:

  • un’attestazione di origine compilata dall’esportatore che il prodotto è di origine preferenziale
  • la conoscenza dell’importatore dell’origine del prodotto

Dichiarazione di origine

Quando si esporta dall’UE al Regno Unito una dichiarazione di origine può essere rilasciata da qualsiasi esportatore per qualsiasi spedizione il cui valore è pari o inferiore a 6.000 euro (al cambio 5.700 sterline). Al di sopra di questo importo, l’esportatore dell’UE deve possedere un numero di esportatore registrato (REX) e includerlo nella dichiarazione.

L’attestazione di origine deve essere fornita su una fattura o su qualsiasi altro documento commerciale (esclusa la polizza di carico) che descriva il prodotto originario in modo sufficientemente dettagliato da consentirne l’identificazione.

Si precisa che, in attesa dell’attivazione del nuovo Portale unionale REX e dell’acquisizione di eventuali ulteriori elementi dall’Accordo in fase di ratifica, coloro che risultino ancora privi del codice REX, potranno rendere la dichiarazione di origine indicando il proprio codice EORI nonché l’indirizzo completo dell’esportatore nel campo “luogo e data” della predetta dichiarazione.

Fac-simile della dichiarazione di origine preferenziale.

Suddetta dichiarazione sarà valida per 2 anni dalla data in cui è stato rilasciato per le importazioni nel Regno Unito e 12 mesi per le importazioni nell’UE.

Il Sistema REX

E’ utile ricordare come il sistema degli esportatori registrati (REX) sia un sistema di autocertificazione dell’origine delle merci. L’origine viene infatti dichiarata dagli stessi operatori economici mediante le cosiddette dichiarazioni di origine. Per poter rilasciare un’attestazione di origine, un operatore economico deve essere tuttavia preventivamente registrato in una banca dati dalle sue autorità competenti. L’operatore economico diventerà quindi un “esportatore registrato”.

Si suggerisce di conseguenza, alle imprese interessate, la registrazione degli esportatori nel sistema REX, qualora non sia già stata effettuata. Gli operatori dell’Unione europea già registrati nel sistema REX, viceversa, potranno continuare a poter utilizzare il numero REX, già loro assegnato, anche nell’ambito degli accordi indicati.

Conoscenza degli importatori

La “conoscenza degli importatori” è una modalità che consente all’importatore di richiedere un trattamento tariffario preferenziale sulla base delle prove ottenute in merito al carattere originario dei prodotti importati. Questa prova deve essere in possesso dell’importatore sotto forma di documenti giustificativi o registrazioni che possono essere forniti dall’esportatore o dal produttore per dimostrare che il prodotto è considerato originario.

Se voi, o la persona che riceve le vostre merci, non potete fornire queste informazioni per motivi commerciali, dovete utilizzare una dichiarazione di origine.

Dichiarazioni dei fornitori

Fino al 31 dicembre 2021, se si richiede la preferenza sulla base delle conoscenze dell’importatore o si effettua una dichiarazione sull’origine, non è necessario essere in possesso di una dichiarazione del fornitore nel momento in cui si richiede la preferenza per le merci importate da o verso l’UNIONE EUROPEA.

Ma l’importatore deve essere sicuro che le merci soddisfino le regole di origine, ed è necessario fare ogni sforzo per ottenere retroattivamente le dichiarazioni dei fornitori. Ricordiamo che l’Accordo prevede tra le parti una cooperazione amministrativa che permette un controllo sull’attribuzione dell’origine preferenziale. In questo caso l’autorità doganale della parte importatrice che effettua la verifica può richiedere informazioni anche all’autorità doganale della parte esportatrice entro due anni dall’importazione dei prodotti o dal momento in cui è presentata la richiesta.

ATTENZIONE: tutte le forniture provenienti dalla Gran Bretagna, anche ricevute prima della fine del periodo transitorio, perderanno il proprio status unionale dalla data del 1° Gennaio 2021. Consigliamo di adottare tutte i necessari interventi per definire e stabilire l’origine preferenziale delle proprie merci, ricordando di controllare le dichiarazioni di origine dei propri fornitori, in quanto il materiale proveniente dal Regno Unito (Gran Bretagna e Irlanda del Nord) non potrà più essere considerato come avente origine preferenziale.

Cumulo dell’origine

Le future possibilità di cumulo dipendono dagli Accordi di Libero Scambio che l’UK concluderà con le parti contraenti della Convenzione PEM e dal fatto che essi prevedano regole d’origine identiche a quelle dell’accordo commerciale tra la Unione e UK.

Nelle relazioni bilaterali tra la Unione Europea e UK è consentito il cumulo bilaterale dei rispettivi materiali originari. Tuttavia, a partire dalla data dell’uscita del UK dall’UE, il cumulo diagonale con le Parti contraenti della Convenzione PEM (compresa l’UE) non sarà inizialmente più possibile. Affinché ciò sia invece possibile, sarà necessario adeguare tali accordi.

I nostri servizi

La società SATI CAD SRL resta a disposizione delle ditte interessate per fornire sia specifiche informazioni in materia di origine preferenziale sia per fornire un servizio integrato al fine di ottenere lo status di esportatore autorizzato  o esportatore registrato nel sistema REX.

Considerato il carattere innovativo di alcune disposizioni ivi contenute, si consiglia di contattare i nostri uffici per la predisposizione di uno studio dettagliato sulle nuove norme di origine.

UE-UK: trovato l’accordo.

Regno Unito e Unione Europea hanno trovato un accordo sul libero scambio. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, durante una conferenza stampa congiunta con il capo negoziatore Ue Michel Barnier ha dichiarato che i colloqui hanno avuto, infine, «successo». E’ giunto il tempo di lasciarsi alle spalle la Brexit.

L’accordo di libero scambio con il Regno Unito prevede zero tariffe e zero quote su tutte le merci che rispettano le regole di origine appropriate.

L’accordo sulla relazione futura tra Ue e Regno Unito è stato trovato “all’ultimo minuto” e, pertanto, non c’è abbastanza tempo perché il Parlamento Europeo possa analizzarlo a dovere prima di fine 2020. Alla luce di queste circostanze eccezionali, la Commissione ha proposto di applicare l’accordo a titolo provvisorio, per un periodo di tempo limitato fino al 28 febbraio 2021. Una volta concluso questo processo, l’accordo di commercio e cooperazione tra l’UE e il Regno Unito potrà essere firmato formalmente.

Di seguito pubblichiamo il collegamento alla pagina dedicata all’accordo tra UE e UK, presente sul sito dell’Unione Europea:
https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_20_2531.

Ci riserviamo di inserire eventuali aggiornamenti e regolamenti in corso di pubblicazione.

A.TR e certificato di origine

Il Ministero del Commercio turco ha recentemente apportato una modifica al regolamento doganale, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale il 10.12.2020.

In base a tale modifica, non sarà richiesto il certificato di origine per la libera circolazione di merci provenienti da paesi membri dell’UE accompagnate da certificato di circolazione A.TR., fatte salve le disposizioni dell’articolo 47 della Decisione n. 1/95 dell’Unione Doganale tra la Turchia e il Consiglio di associazione dell’UE che stabilisce il rapporto tra le misure di politica commerciale.

Le nuove disposizioni entreranno in vigore il 01.01.2021 e ci si aspetta che a partire da tale data le autorità doganali non richiedano certificati di origine per le merci provenienti da paesi membri dell’UE con certificato A.TR.

Che cos’è l’ATR?

L’A.TR. è un certificato che, negli scambi tra UE e Turchia, consente alle merci di godere di un trattamento daziario preferenziale. La Decisione n. 1/2006 del Comitato di cooperazione doganale CE-Turchia ha stabilito le procedure finalizzate al rilascio dei certificati A.TR., necessari per l’ottenimento dei benefici daziari negli scambi di merci tra le parti, indipendentemente dall’origine dei prodotti stessi. L’A.TR. viene rilasciato dalle autorità doganali del paese di esportazione ed attesta che la merce a cui si riferisce è in posizione di libera pratica.

È da sottolineare che tale beneficio si applica, a tutte le merci fatta eccezione per alcuni prodotti agricoli di base e per quelli carbo– siderurgici (ex CECA). Per queste due categorie di beni, pertanto, la preferenzialità è basata sul carattere originario degli stessi e deve essere attestata tramite il rilascio del certificato EUR1.

Problematiche IMPORT da Israele

L’Agenzia delle Dogane di Roma ha inviato una nota interna a tutte le dogane italiane, su sollecitazione dell’Unione, avvisando di aver innalzato i parametri di controllo rischi per tutti i traffici in import provenienti da Israele.

Su ogni bolletta doganale di importazione che viene presentata nel sistema telematico doganale:

  • se il sistema esita la bolletta CA, canale verde, la merce è libera.
  • in caso di CD (controllo documentale) o di VM (verifica merce) viene richiesto il controllo del certificato di circolazione EUR, o della fattura con la dichiarazione di merce preferenziale, da inviare al controllo in Israele per fondato dubbio, con relativa garanzia di tutti i diritti (dazio ed IVA afferente) nell’attesa del riscontro da parte di Israele al fine di poter liberare le merci.

Questo comporta una situazione critica per gli importatori e tutto il comparto che gravita attorno a questo specifico traffico, aggravando la situazione già molto critica causata dal Covid-19.

Sperando di riuscire a risolvere questa problematica, la nostra Associazione ha provveduto a contattare la Direzione Centrale dell’Agenzia delle Dogane di Roma richiedendo di abbassare la soglia del rischio, con la promessa di intervenire anche presso la Taxud dell’Unione Europea, visto che la segnalazione è partita direttamente da Bruxelles.

BREXIT: Pianificazione del cambiamento

Il 1° Gennaio 2021 il Regno Unito lascerà l’UE e diverrà un paese terzo. Ciò significa che qualsiasi attività commerciale che trasferisce merci da, verso o attraverso il Regno Unito (esclusa l’Irlanda del Nord) sarà soggetta a una serie di nuove formalità doganali e altri requisiti normativi. Questi cambiamenti sono inevitabili e le parti interessate devono assicurarsi di essere pronte ad affrontarli. Ci saranno conseguenze di ampia portata per le pubbliche amministrazioni, le imprese e i cittadini sia nel Regno Unito sia nella UE. Le ripercussioni spazieranno dall’introduzione di nuovi controlli alla frontiera che separerà l’UE dal Regno Unito fino alla validità dei certificati, licenze e autorizzazioni di import/export, passando per le questioni di origine preferenziale sino all’indispensabile svolgimento di tutte le previste formalità doganali di importazione ed esportazione.

La fine del periodo di transizione potrebbe influire anche sulla vostra catena di approvvigionamento, occorre quindi tener conto delle potenziali conseguenze per fornitori, intermediari o trasportatori.

Il SATI CAD è a disposizione delle imprese interessate per definire e risolvere tutte le problematiche che la Brexit porterà con sé, fornendo una Consulenza Doganale dedicata.

La vostra Azienda si è preparata ad affrontare lo scenario della Brexit?

Tutte le imprese interessate devono necessariamente prepararsi, prendere tutte le decisioni necessarie e pianificare la futura gestione delle indispensabili azioni Doganali e Logistiche da attuare , entro il 1° Gennaio 2020, al fine di evitare difficoltà e costose ripercussioni.

Nelle ultime settimane, sia l’Unione europea che il Regno Unito si sono prodigati nella pubblicazione di guide, documenti e pagine web informative per fornire supporto e dare istruzioni agli operatori su cosa fare per prepararsi alla Brexit.

Gli operatori unionali che commerciano con Uk e che non hanno mai effettuato operazioni doganali dovranno, per prima cosa, dotarsi di un numero Eori (Economic operatori registration and identification). In Ue, tale numero è attribuito dalle autorità doganali automaticamente alla prima operazione doganale ed è composto dalla partita Iva preceduta dal codice del paese membro in cui l’operatore espleta le formalità doganali. Ad oggi, risulta che circa 50.000 operatori unionali che commerciano con Uk non sono titolari di numero Eori, ossia non hanno mai effettuato operazioni doganali.

Il Regno Unito ha deciso di continuare ad adottare il sistema Eori anche una volta fuori dall’Unione europea. Gli operatori Uk già in possesso di numero Eori che inizia con “GB” potranno continuare a utilizzarlo anche dopo la Brexit; coloro i quali, invece, non hanno mai effettuato operazioni doganali dovranno richiederlo al fine di poter continuare a scambiare beni con l’Unione europea (e, eventualmente, con altri Paesi terzi) dopo il recesso del Regno Unito dalla Ue.

Le merci scambiate tra le due parti non potranno più muoversi liberamente ma dovranno essere assoggettate a specifici regimi doganali (sia in Ue che in Uk), primi fra tutti i regimi di esportazione e di immissione in libera pratica. Oltre a dotarsi di un numero Eori, gli operatori d’Oltremanica – così come gli operatori Ue che non hanno mai effettuato operazioni doganali – dovranno attrezzarsi per la presentazione delle dichiarazioni di importazione e per l’espletamento delle formalità doganali.

Cosa servirà per esportare nel Regno Unito

Le aziende che vorranno esportare in UK dovranno utilizzare uno dei seguenti documenti di esportazione:

  1. Un documento di accompagnamento esportazione (DAE) con la generazione di un numero di riferimento del movimento (MRN).
  2. Per i movimenti di transito un documento di accompagnamento transito (DAT) , attivato nel sistema NCTS, con la generazione di un numero di riferimento del movimento (MRN).

Procedure semplificate transitorie per l’importazione in UK

Il Regno Unito consentirà agli operatori che importeranno beni dall’Unione europea di fare ricorso alle procedure semplificate transitorie (Transitional Simplified Procedures –  Tsp). Tali procedure, utilizzabili solo per il regime di immissione in libera pratica, permetteranno agli importatori britannici di presentare le dichiarazioni doganali e pagare i dazi, l’Iva e gli altri oneri doganali in un momento successivo all’importazione delle merci.

In aggiunta a tali misure eccezionali (peraltro, introdotte solo da Uk e non anche dall’Ue) e al fine di facilitare lo scambio di beni con l’altra parte, gli operatori unionali e gli operatori britannici potranno validamente ricorrere a strumenti e semplificazioni previsti dalla normativa doganale.

Convenzione sul Transito

A dicembre 2018, il Regno Unito ha annunciato che diventerà parte contraente della Convenzione relativa a un transito comune, di cui è correntemente parte in quanto stato membro della Ue (insieme a Paesi Efta, Macedonia, Turchia e Serbia). Grazie al transito comune, in uno scenario post-Brexit, merce in partenza dall’Ue e destinata al Regno Unito potrà viaggiare in regime di transito fino al luogo di destinazione in Gran Bretagna – che potrà essere un ufficio doganale o uno stabilimento aziendale. In tal modo, gli importatori britannici potranno evitare file e ritardi dovuti alla concentrazione di spedizioni in arrivo presso gli uffici doganali di confine.

Allo stesso modo, gli operatori unionali potranno ricevere le merci in arrivo da Uk sottoponendole al regime di transito e potranno sdoganarle e vincolarle a successivo regime presso i propri stabilimenti (se titolari delle apposite autorizzazioni).

Oltre al transito comune, potrebbe essere di particolare interesse, soprattutto per le imprese Uk che si approvvigionano di materie prime in Unione europea, l’utilizzo del deposito doganale: tale regime consentirebbe di importare beni senza dover pagare (immediatamente) dazi e Iva all’importazione. Le merci potranno essere estratte dal deposito quando ve ne fosse necessità e dazi, Iva e altri oneri saranno assolti solo per le merci estratte dal deposito doganale.

L’origine preferenziale

Gli accordi non stanno facendo passi avanti e probabilmente per quanto riguarderà le tematiche di origine non si troverà un accordo e questo propone il problema che riguarda le lavorazioni che vengono effettuate da entrambe le parti  (perfezionamenti/temporanee).

La UE vorrebbe un riconoscimento bilaterale mentre la Gran Bretagna vorrebbe anche cumuli differenti per ottenere maggiori spazi di manovra che però non vanno a tutela del mercato unionale e del Made in Italy.

Sull’origine si dovrà attendere oltre il primo gennaio in quanto al momento non è stato siglato nessun tipo accordo.

AGGIORNAMENTO DEL 24/12/20: trovato l’accordo tra UE e UK
AGGIORNAMENTO DEL 30/12/20: accordo UE-UK: si adotta il sistema REX

Consigliamo di adottare tutte i necessari interventi per definire e stabilire l’origine preferenziale delle proprie merci, in attesa dell’applicazione dell’accordo. Ricordiamo inoltre di controllare le dichiarazioni di origine dei propri fornitori in quanto i prodotti del Regno Unito (Gran Bretagna e Irlanda del Nord) non potranno più essere considerati come aventi origine preferenziale.

Circolazione delle merci nel contesto di operazioni di TIR e ATA

Il Regno Unito (come tutti gli Stati membri dell’UE) è già oggi una parte contraente a titolo individuale della convenzione TIR e ATA.

Il nodo cruciale Irlanda e Irlanda del Nord

Sia il Regno Unito che l’UE hanno riconosciuto la situazione unica dell’Irlanda e dell’Irlanda del Nord e hanno convenuto che occorreva una soluzione specifica per conciliare i diversi interessi in gioco.

Tale soluzione è stata trovata nella forma del protocollo sull’Irlanda e l’Irlanda del Nord, che:

  • evita una frontiera fisica tra l’Irlanda e l’Irlanda del Nord
  • salvaguarda l’integrità del mercato unico dell’UE
  • mantiene l’Irlanda del Nord nel territorio doganale del Regno Unito in modo che possa beneficiare di futuri accordi di libero scambio (ALS) che il Regno Unito concluderà con paesi terzi

È importante notare che non si applicheranno modifiche agli scambi di merci tra l’Irlanda e l’Irlanda del Nord. Il protocollo prevede che l’Irlanda del Nord faccia parte legalmente del territorio doganale del Regno Unito, ma sia comunque soggetta ad applicare le norme dell’Unione relative alle merci e il codice doganale dell’Unione (comprese le norme fiscali, ossia le norme in materia di imposte indirette, e le norme non fiscali).

In base a quanto finora confermato, non si applicheranno vigilanza, controlli e formalità doganali alle merci che circoleranno tra l’Irlanda del Nord e l’Unione quando tali merci circolano come movimento Intra-Ue.

L’accordo ha inoltre lasciato la possibilità di non prevedere alcun dazio doganale se si può dimostrare che le merci che entrano in Irlanda del Nord dal resto del Regno Unito non sono a rischio di entrare nel mercato UE.

Dove posso trovare i dazi Doganali applicati in UK dal 1°gennaio 2021 in caso di NO DEAL ?

Utilizza questo servizio per verificare la tariffa globale del Regno Unito che verrà applicata alle merci importate dal 1 ° gennaio 2021: https://www.check-future-uk-trade-tariffs.service.gov.uk/tariff
La tariffa globale del Regno Unito si applicherà a tutte le merci importate dal 1° gennaio 2021 a meno che le merci provengano da un paese in via di sviluppo da un paese che ha un accordo commerciale con il Regno Unito.

CONTATTA i nostri uffici per ulteriori informazioni.

Nomenclatura Combinata 2021

In data 30 Ottobre 2020 la Commissione europea ha pubblicato la nuova versione della Nomenclatura Combinata (NC) applicabile dal 1 ° gennaio 2021.

La classificazione doganale della merce risulta essere di rilevante importanza per qualunque azienda che intenda effettuare operazioni con l’estero.

Ogni prodotto viene classificato con un codice numerico, attraverso l’utilizzo di un sistema internazionale standardizzato creato dall’Organizzazione Mondiale delle Dogane (WCO), per consentire una chiara e rapida identificazione delle merci movimentate.

Da tale codifica derivano importanti responsabilità sia in campo amministrativo che penale e assegnare una corretta classificazione doganale ai propri prodotti è fondamentale per:

  • Dichiarazioni doganali di importazione od esportazione
  • Intrastat
  • Made In
  • Origine preferenziale
  • Formalità previste nel Paese di destino

Ciò determina quale aliquota del dazio doganale si applica e in che modo le merci sono trattate a fini statistici. La NC è quindi uno strumento di lavoro vitale per le imprese e le amministrazioni doganali degli Stati membri.

Il SATI CAD resta a disposizione delle imprese interessate anche attraverso un apposito servizio di Classificazione delle Merci al fine di individuare la corretta voce doganale da adottare nelle proprie operazioni di Import-Export.

L’ultima versione della Nomenclatura Combinata è ora disponibile al seguente link:  GUUE L 361 del 30 ottobre 2020.

Continua la guerra dei dazi con gli USA

In data 09/11/2020 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il Regolamento di Esecuzione n.1464/2020 con cui la Commissione ha disposto l’applicazione di dazi compensativi su una serie di prodotti originari degli Stati Uniti in risposta ai sussidi erogati negli anni dal Governo federale e da quello dello Stato di Washington al gruppo Boeing.

Il provvedimento fa seguito alla pronuncia del Dispute Settlement Body dell’Organizzazione Mondiale del Commercio del 13 ottobre scorso, con cui l’UE è stata autorizzata ad imporre tariffe addizionali sull’import dagli USA per un valore annuo massimo di $3,99 miliardi.

Prodotti oggetto delle contromisure UE: i dazi che l’UE è autorizzata a varare andranno colpire una serie di prodotti identificati da codici doganali a 8 cifre, la cui base di discussione era una lista di circa 370 beni sottoposta a consultazione pubblica nel maggio 2019. Da tale elenco, la Commissione ha estrapolato una proposta illustrata agli Stati Membri nelle scorse settimane e votata dal Comitato Barriere Commerciali con procedura comitologica il 04/11. Tale meccanismo ha fatto sì che la proposta della CE venisse di fatto approvata senza sostanziali margini di modifica.

Nel dettaglio, l’elenco di beni oggetto dei nuovi dazi si compone di due allegati:

  • Annex 1 – riguarda gli aeromobili per il trasporto passeggeri dal peso compreso fra 30.000 e 140.000 tn che saranno gravati da una tariffa aggiuntiva ad valorem del 15%;
  • Annex 2 – include 136 codici doganali fra cui figurano prodotti agricoli e beni alimentari, beni industriali (alcuni esempi: giochi in scatola, telai, forcelle, parti di biciclette e motocicli; alcune tipologie di trattori; cotone cardato o pettinato; oli essenziali; tabacchi parzialmente o totalmente scostolati) e prodotti della pesca a cui sarà applicato un dazio addizionale del 25%.

In tal modo il Regolamento UE ricalca pedissequamente la strategia messa in atto dagli Stati Uniti nell’ottobre 2019 in virtù del parallelo caso Airbus, facendo ricorso solo ad una quota dell’interno ammontare di contromisure autorizzate dal WTO. In aggiunta, la Commissione ha formalizzato la sua intenzione di sospendere l’applicazione del provvedimento qualora gli Stati Uniti decidano di sospendano i loro dazi, o di modificare l’entità delle tariffe nell’eventualità che gli USA aumentino le loro.

Effetti sull’import Italia: L’import dell’Italia superato la cifra di €407 milioni, corrispondenti al 2,4% dei nostri acquisti totali dagli USA. Le categorie merceologiche più esposte per il nostro Paese risultano nell’ordine: Alcolici ed in particolare Rum (48,1% del totale), Macchine da costruzione (17,4%), Grano e frumento (14,1%), Trattori (5,1%) e Prodotti in plastica (4,2%).

Sistema REX: Ghana, Costa d’Avorio e paesi ESA

A seguito di revisione dei protocolli di origine è stata aggiornata, nel corso del 2020, la lista dei paesi inclusi nel sistema REX (Esportatori Registrati). Di conseguenza, per beneficiare del trattamento preferenziale, le operazioni di export dalla UE verso i paesi sottoelencati, sono ora regolate tramite il Sistema REX (Esportatori Registrati) e non più secondo il precedente metodo dell’EUR1, della dichiarazione su fattura e dello Status di esportatore autorizzato.

Ghana

E’ entrato in vigore il 20 agosto 2020, il protocollo di origine dell’accordo UE-Ghana, basato sulla Reg. (EU) 2019/2208 del 9 Dicembre 2019, che ha introdotto una innovata disciplina delle regole di origine per le esportazioni tra le parti. Le esportazioni dall’UE al Ghana beneficiano ora del trattamento tariffario preferenziale su presentazione di una dichiarazione di origine compilata da qualsiasi esportatore per le spedizioni pari o inferiori a 6000 EUR, o dagli Esportatori Registrati nel sistema REX dell’UE per le spedizioni il cui valore supera 6000 EUR.

Gli esportatori ghanesi, invece, per massimo tre anni dalla data di entrata in vigore dell’accordo, possono attestare l’origine preferenziale mediante:

  • l’emissione del certificato di circolazione EUR.1;
  • dichiarazione di origine su fattura, compilata da un esportatore autorizzato sopra la predetta soglia di € 6.000.

Costa d’Avorio

Con pubblicazione GUUE L 49 del 21 febbraio 2020, è entrata in vigore la Decisione 2/19, che istituisce il protocollo di origine dell’accordo UE-Costa d’Avorio.

Sulla base dell’articolo 17 del protocollo di origine, l’esportatore unionale usufruisce del trattamento tariffario preferenziale su presentazione di una dichiarazione di origine compilata da qualsiasi esportatore per le spedizioni pari o inferiori a 6000 EUR, o dagli Esportatori Registrati nel sistema REX dell’UE per le spedizioni il cui valore supera 6000 EUR.

Gli esportatori ivoriani, invece, per i primi tre anni dalla data di entrata in vigore dell’accordo dovrebbero attestare l’origine preferenziale mediante l’emissione di certificato di circolazione EUR.1 o, in alternativa, mediante compilazione di una dichiarazione di origine su fattura, con numero di esportatore autorizzato sopra la predetta soglia di € 6.000. Al termine dei tre anni, poi, sarebbe ammessa solo la dichiarazione di origine, con autorizzazione allo status di esportatore autorizzato sopra i € 6.000.

Paesi ESA

Il 25 maggio 2020 la Commissione europea ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale della UE un avviso rivolto agli esportatori e agli altri operatori coinvolti nelle esportazioni di prodotti di origine preferenziale verso i Paesi ESA. Nello specifico, l’avviso stabilisce che, a partire dal 1° settembre 2020, l’unica prova di origine riconosciuta per le esportazioni dalla UE verso i paesi ESA è la dichiarazione su fattura compilata qualsiasi esportatore per le spedizioni pari o inferiori a 6000 EUR, o dagli Esportatori Registrati nel sistema REX dell’UE per le spedizioni il cui valore supera 6000 EUR.

A partire dal 1° settembre scorso, dunque, non è più possibile beneficiare del trattamento preferenziale mediante presentazione di certificato EUR.1 o ricorso allo status di esportatore autorizzato.

L’accordo è attualmente applicato da attualmente applicato da Comore, Madagascar, Mauritius, Seychelles e Zimbabwe.

Il sistema REX

E’ utile ricordare come il sistema degli Esportatori Registrati (REX) è un sistema di autocertificazione dell’origine delle merci. L’origine viene infatti dichiarata dagli stessi operatori economici mediante le cosiddette dichiarazioni di origine. Per poter rilasciare un’attestazione di origine, un operatore economico deve essere tuttavia preventivamente registrato in una banca dati dalle sue autorità competenti. L’operatore economico diventerà quindi un “esportatore registrato”.

Si suggerisce di conseguenza, alle imprese interessate, la registrazione degli esportatori nel sistema REX, qualora non sia già stata effettuata. Gli operatori dell’Unione europea già registrati nel sistema REX, viceversa, potranno continuare a poter utilizzare il numero REX, già loro assegnato, anche nell’ambito degli accordi indicati.

L’autorizzazione AEO e la riforma dell’Iva (inversione contabile o “reverse charge”)

In base a una serie di proposte di modifica della normativa UE,  la cui prima fase è prevista con decorrenza primo luglio 2022, il possesso della autorizzazione AEO potrebbe comportare oltre ai noti vantaggi in materia doganale, anche interessanti benefici in tema di Iva intra-UE.

L’attuale regime Iva intra-UE relativo alla cessione di beni (risalente al 1993 con carattere transitorio) prevede i seguenti due passaggi:

1- una cessione non imponibile nello Stato membro di partenza del bene. e
2- un acquisto intracomunitario assoggettato a Iva nello Stato membro di destinazione del bene. L’Iva viene così assolta mediante il meccanismo dell’inversione contabile (detto “reverse charge“).

Con il nuovo regime attualmente in discussione è previsto che l’Iva venga applicata direttamente dal fornitore in base all’aliquota vigente nel Paese di destinazione, con inevitabili complicazioni per le aziende che dovrebbero quindi gestire e aggiornare un sistema contabile con tante aliquote quanti sono i Paesi dell’Unione.

A tal proposito viene introdotto il concetto di soggetto passivo certificato (detto anche Certified Taxable Person), ossia di un’impresa che “può essere nel complesso considerata un contribuente affidabile” plasmata sullo schema dell’operatore economico autorizzato  in ambito doganale (il cosiddetto AEO).

Con l’ottenimento  dell’autorizzazione Aeo un operatore verrebbe di diritto considerato quale Soggetto Passivo Certificato, continuando quindi ad avvalersi del meccanismo attualmente vigente (inversione contabile – reverse charge nelle cessioni/acquisti intraUE), senza le complicazioni amministrative e i costi di adeguamento derivanti dal nuovo regime.

Gli acquirenti potranno così continuare ad applicare il reverse charge mediante integrazione delle fatture dei propri fornitori senza avere alcun esborso finanziario relativo all’IVA, mentre i cedenti-venditori potranno agevolmente provare l’avvenuta movimentazione della merce sostenendo il regime “non imponibile” utile a costituire il cosiddetto plafond degli esportatori abituali (possibilità di acquistare dai propri fornitori senza applicazione di IVA).

Un’ulteriore semplificazione derivante dal possesso della qualifica di Soggetto Passivo Certificato (riconosciuta automaticamente ai soggetti AEO), consiste in una maggiore certezza in tema di mezzi di prova richiesti al venditore in relazione all’avvenuta cessione intra-UE.

Contatta il nostro ufficio per chiedere una consulenza sull’ottenimento della certificazione AEO.

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